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Emerald: monitoraggio domestico che preferisce gli “invisibles” (wireless) ai “wearables”

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Emerald: monitoraggio domestico che preferisce gli “invisibles” (wireless) ai “wearables”

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“In futuro, vivremo con una casa, non in una casa”

hanno scritto Ratti e Claudel nel loro ultimo libro The City of Tomorrow.

Questa idea potrebbe sembrare avveniristica, ma è in realtà molto più vicina di quanto si creda. E, cosa ancor più rilevante, è una prospettiva cruciale per chi si occuperà di medicina e salute nel prossimo futuro.

Un esempio recente è stato presentato all’ultima MIT Health Sensing and Imaging Conference 2017 a Boston la settimana scorsa.

Nelle due giornate, tra le molte novità proposte da medici e scienziati su tecniche e metodi innovativi e avanzati di monitoraggio e diagnosi una in particolare ha colpito la mia attenzione.

L’avevo incrociata e citata in un passaggio nel mio ultimo libro Il Mondo Dato (Egea, 2017), ma qui a Boston ho avuto la possibilità di valutarla in profondità con i protagonisti.

Si tratta di Emerald un sistema/dispositivo (ideato proprio al MIT Csail – Computer Science and Artificial Intelligence Lab) che, installato negli ambienti domestici, è in grado di rilevare, in modalità wireless, le condizioni fisiologiche e motorie degli abitanti (e nel caso medicale di pazienti, persone anziane o con particolari disabilità o bisogni di cura particolari). Emerald, lo fa in maniera non invasiva e continuativa. Il dispositivo per il monitoraggio passivo domestico è in grado di rilevare battito cardiaco e frequenza respiratoria (e le emozioni connesse/Emotion recognition) o gli stati di dormi-veglia così come la mobilità domestica o le cadute in casa, ad esempio, di pazienti o anziani. E tutto questo senza che debbano ricorrere a fastidiosi accessori portatili o indossabili di monitoraggio (accessori che sono spesso disagevoli da portare o che richiedono di essere ricaricati e attenzionati).

L’idea di Emerald è di progettare, dunque, delle abitazioni assistite (assisted living facility) in cui è appunto proprio la casa a prendersi cura dei suoi ospiti in maniera pervasiva, continuativa, non intrusiva, con meno rischi di infezioni ospedaliere, non attenzionata e affidabile per privacy e sicurezza.

 

L’intervento della ricercatrice si intitolava: “Il monitoraggio domestico passivo: dai wearables agli invisibles” intendendo per invisibili proprio le onde che il dispositivo wireless utilizza per il controllo delle condizioni fisiche degli abitanti.

Come ho scritto nel mio libro, le case si avviano così a diventare delle unità ospedaliere personalizzate supportando, in un cambio di paradigma che sarà molto profondo, la prospettiva di una medicina sempre più individualizzata (grazie a controlli specifici continuativi), partecipativa (per caregiver e assistenti) e preventiva (con capacità di diagnosticare in anticipo l’insorgenza di stati patologici o rischi medici).

La sensorizzazione degli ambienti domestici unita alle capacità predittive degli algoritmi di intelligenza artificiale (machine learning) consentirà, ad esempio, una drastica riduzione delle cadute in casa.

In un altro pilot, infatti, un ricercatore americano che si occupa di sistemi per la cura della popolazione anziana ha inserito nella casa dei due genitori ultranovantenni dei sensori in grado di rilevare il movimento e la velocità con cui si muovono negli ambienti domestici.

Perché? La risposta sta nel fatto che è stato verificato che un rallentamento nella velocità di deambulazione di 5 cm/al secondo implica una probabilità dell’86% di caduta in casa nelle 2/3 settimane successive.

Con questa informazione che ci “proviene” dal futuro (a feed-forward, dunque), possiamo immaginare pratiche e servizi innovativi in grado di contrastare o ridurre rischi e spese mediche contenendo interventi e i costi di ospedalizzazione connessi. E le cadute in casa costano circa 2.3 miliardi alla sanità inglese oltre al disagio personale che provocano. In un mondo a feed-forward, trasformeremo, così, “un’attività” (intervento di soccorso ospedaliero in tempo reale a fatto avvenuto) in un “problema di predizione” (sappiamo che una caduta sta per accadere e interveniamo anticipatamente con pratiche preventive e nuovi servizi fisioterapici o di sostegno). Interessante, non credi?

Di Cosimo Accoto

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