Fake News

Fake News: come si fa a individuare un’informazione attendibile sulla salute?

Media For Health by

[Fake News – riprendiamo intervista di Filippo Paoletti, di BIMAG a Mario Mauri, Founder e Managing Partner di Media For Health.

L’ultimo caso è quello dell’antivaccinismo, «processo in corso da anni, ma prima era confinato in certi ambiti culturali. L’esplosione è avvenuta con i social media e le fake news che hanno alimentato paure irrazionali», ha spiegato il ministro Beatrice Lorenzin al Corriere della Sera. Come comportarsi, dunque? «Affidatevi a fonti attendibili», ricordano a BiMag Mario Mauri, rispettivamente fondatore dell’agenzia milanese M4H (Media for health), specializzata nella comunicazione per la salute.

Mario Mauri, come si fa a individuare un’informazione attendibile sulla salute?

«Anche se non esiste un modo certo, esistono quattro suggerimenti pratici che possono aiutare a valutarne l’attendibilità delle informazioni relative alla salute. Il primo è la presenza del bollino HONcode. È una certificazione dei contenuti rilasciata dalla fondazione non governativa HONcodeHealth On The Net http://www.hon.ch/HONcode/ che ha come scopo quella di certificare le informazioni sul web in materia di salute. I siti che espongono questa certificazione, riconoscibile dal bollino HONcode, sottoscrivono il codice di condotta per a diffusione di informazioni legate alla salute. Purtroppo non è molto utilizzato e, quindi, è raro da incontrare».

 

Altri metri di paragone per l’attendibilità delle informazioni?

«La trasparenza delle informazioni. In particolare è opportuno verificare che l’editore del sito web sia ben chiaro e specificato; che l’autore del pezzo sia chiaramente specificato con dettagli sulle sue specializzazioni; che le affermazioni scientifiche abbiano riferimenti bibliografici a studi clinici o materiale scientificamente rilevante. Se queste informazioni sono inesistenti o poco chiare, è molto probabile che il contenuto abbia finalità diverse da quelle dell’informazione sulla salute genuina e sia più orientato a raccogliere traffico per la pubblicità o, peggio ancora, a vere e proprie truffe».

 

E rispetto alla privacy?

«È opportuno diffidare dei siti che richiedono dati personali, come email, in quanto è molto probabile che poi verranno utilizzati per motivi pubblicitari. In ogni caso è sempre bene leggere la privacy policy. C’è, infine, una quarta cartina di tornasole dell’attendibilità delle informazioni: è quella relativa ai consigli medici. In nessun caso un sito può effettuare diagnosi e dare dei consigli medici: deve, inoltre, essere sempre esplicitato che per il proprio caso individuale occorre rivolgersi al medico. Seguendo questi suggerimenti si possono limitare le probabilità di leggere informazioni incorrette, superficiali o con redatte con secondi fini».

 

Com’è cambiata la comunicazione con l’avvento dei social media per chi si occupa di salute?

«I social media sono parte integrante della nostra dieta mediatica. Per questo chi opera nella divulgazione dei temi legati alla salute deve considerare anche questo metodo di comunicazione per essere un attore positivo del sistema. Fortunatamente gli stakeholder del mondo della salute (istituzioni, ospedali, aziende farmaceutiche, medici) sono sempre più presenti nei social media con finalità di informazione di educazione ma anche di dialogo e supporto diretto alle persone. Questo è un servizio molto utile ma che prevede alcune accortezze perché venga svolto senza intoppi».

 

Come deve operare un social media manager nell’ambito dell’informazione sulla salute?

«In primis è importante che venga considerata la formazione del personale che poi verrà dedicato alla moderazione delle presenze social media. La componente di “dialogo” prevede infatti che vengano rispettate le regole come per la presenza di informazioni nei siti web, oltre che per quanto riguardo le raccomandazioni delle istituzioni competenti. È inoltre buona prassi che la pagina abbia sia un codice privacy che una netiquette per definire le regole di comportamento accettate e non accettabili. È opportuno anche che i moderatori siano preparati sui temi della farmacovigilanza in modo da poter individuare eventuali eventi avversi che qualche utente potrebbe segnalare. I social media, quando ben utilizzati, contribuiscono a informare ed educare le persone in un ambiente veloce e aperto al confronto e al dialogo. Inoltre, consentono di intervenire prontamente nel caso di eventuali disinformazioni andando a riportare prontamente la palla al centro. Anche in questo caso valgono i suggerimenti del punto precedente, ovvero diffidare se il proprietario della pagina non è esplicitato e se non vi è trasparenza di comunicazione».

 

Come si costruisce oggi una strategia comunicativa?

«Una strategia comunicativa sui temi della salute non può prescindere dal presidio dei media utilizzati dalla propria audience. Si parte dall’analisi degli obiettivi di comunicazione, dalla identificazione dei destinatari (target) e conseguentemente si progetta un ecosistema di comunicazione che integri in modo sinergico e coordinato tutti i punti di contatto. Oltre ai media tradizionali come la stampa, la radio e la televisione, occorre prevedere una presenza digitale che consenta di veicolare e interagire con il target al “ritmo” del mobile e dei social media. A seconda dei target la componente di comunicazione digitale potrà avere un peso maggiore o minore nel mix rispetto a quella tradizionale. Nel piano di comunicazione fondamentale è la previsione, oltre agli elementi di informazione ed educazione, anche di elementi emozionali che possano generare coinvolgimento».

Articolo originale Fake News

 

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