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Apple quando parla di salute ha capito di cosa stiamo parlando?

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Apple quando parla di salute ha capito di cosa stiamo parlando?

Sergio Pillon
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Apple salute per media for health

Apple Salute. Leggo in questi giorni di continui ingressi nel settore della salute di partner non tradizionali. L’ultimo è il gruppo guidato da Amazon ma uno dei player più presenti sui media è Apple che annuncia che si occuperà del fascicolo sanitario elettronico, annuncia che apple watch sta realizzato uno studio in collaborazione con Stanford per verificare la possibilità di diagnosticare con un orologio “standard” ed un’App guidata da una AI, la fibrillazione atriale.

Leggo addirittura articoli con titoli trionfanti “salvato dall’Apple watch“, che avrebbe lanciato un allarme su una possibile aritmia. Naturalmente nulla dice dei medici che lo hanno curato, del fatto che il paziente l’aritmia la avvertiva da giorni, altrimenti il titolo sarebbe stato “un cretino avverte aritmie e aspetta l’Apple Watch per decidere di andare dal medico“.

Fatta questa premessa dichiaro pubblicamente che considero i dispositivi Apple ottimi dispositivi, per semplicità d’uso, per caratteristiche tecnologiche, per sicurezza e robustezza meccanica.

Ed allora perché un titolo iniziale così provocatorio? Mi occupo di Telemedicina, di Sanità Elettronica, di eHealth o come preferite chiamarla, da moltissimi anni, prima come ricercatore, poi come innovatore ed ora come “promotore” di iniziative che portano i pazienti vicino al sistema delle cure, anzi al “prendersi cura” che ogni paese civile dovrebbe avere al centro dell’attenzione.

La sinergia pubblico privato è un elemento indispensabile, ben vengano Amazon, Apple, Samsung se questo serve a spingere il processo.

Ci sono però nel mondo in cui io vivo almeno tre grossi problemi nell’uso di dispositivi iOS nell’eHealth quotidiana, quella che fa titolo sui giornali:

  1. le caratteristiche del modello di business Apple
  2. l’aggiornamento
  3. e l’hardware.

Nella mia realtà quando metto in campo un progetto di eHealth rivolto al paziente chiedo di poter aver un’App per iOS e per Android e mi sento dire molto spesso “no la nostra app per ora funziona solo sulla piattaforma Android, il processo di certificazione e di aggiornamento di Apple è molto più complicato, costoso e pone dei limiti all’uso dell’App per cui per ora….” oppure anche “no Apple rivede continuamente negli aggiornamenti la parte Health e mette grossi limiti all’uso delle informazioni per cui per ora aspettiamo ad investire“.

Nell’uso quotidiano mi trovo spesso con pazienti (ed anche colleghi) che hanno acquistato un iPhone, spesso su consiglio del figlio per la facilità d’uso ma che non lo hanno mai aggiornato e l’App non funziona perché la versione di iOS non la supporta.

D’altro canto il paziente mi dice “Dottore, se aggiornandolo si rallenterà senza darmi nessun vantaggio perché dovrei farlo? Fino a quando funziona perché spendere così tanto per cambiarlo se il mio non è aggiornabile?” .

Esiste oggi un buon numero di smartphone con iOS in mano ai nostri pazienti che non è utilizzabile.

Infine molti sviluppatori stanno usando Android in versione “set top box”, un mini PC Android connesso alla televisione, con telecomando per il paziente, oggetti da poche decine di euro, sui quali l’app della salute che fa da gateway funziona ottimamente e tutti gli anziani hanno una TV a casa. Non avere una gamma per Apple è un vantaggio ma anche un problema nel settore della salute.

La sintesi: a mio modesto parere e oltre gli annunci altisonanti se veramente Apple vuole entrare nel settore dell’eHealth deve rivedere più di qualcosa nella sua strategia.

Di Sergio Pillon

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Sergio Pillon
Sergio Pillon

Coordinatore della Commissione Tecnica Paritetica per lo sviluppo della telemedicina Nazionale.

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