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Digital Health Summit: nominati i vincitori del contest W.In.e. and Inspiring e-Leaders!

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Digital Health Summit: nominati i vincitori del contest W.In.e. and Inspiring e-Leaders!

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Nel corso del Digital Health Summit 2018 sono stati nominati i vincitori della prima edizione del premio “W.In.e (W.In.e. and Inspiring e-Leaders) che ha incoronato i personaggi che più si sono distinti per progetti di trasformazione digitale in Italia.

  • Anna Roli e Michele Torresani – Fondazione IRCSS Istituto Nazionale dei Tumori.
  • Antonella Messori – Azienda Ospedaliera Università’ di Bologna S.Orsola Malpighi,
  • Luca Foresti – Centro Medico S.Agostino,
  • Paolo Misericordia – FIMMG, Paolo Bordon – Direttore Generale APSS Trento.

Digital Health Summit è una manifestazione di rilevanza nazionale nata dalla partnership fra AISIS (Associazione Italiana Sistemi Informativi in Sanità), GGallery Group e NetConsulting cube.

Fra i tanti momenti interessanti del Digital Health Summit, inaugurato dall’Assessore al Welfare Regione Lombardia Giulio Gallera, citiamo la presentazione dei risultati dell’EHealthlab, l’osservatorio condotto da NetConsulting cube, in occasione dei 40 anni del Sistema Sanitario Nazionale dal titolo: “eHealthLab – i trend della Sanità e il ruolo del Digitale: stato dell’arte e sfide del Sistema Italia”

Di seguito riportiamo una sintesi dei risultati dell’EHealthlab di Netconsulting cube:

La spesa globale per la sanità è in crescita e raggiungerà un valore di 8,7 trilioni di dollari nel 2020. Accanto a forti disparità nei sistemi sanitari e negli accessi alle cure delle diverse aree geografiche, vi sono alcuni trend che rendono difficile la sostenibilità degli attuali modelli: aumento dell’aspettativa di vita, degli stili di vita poco salutari e della cronicità e multicronicità.

Nei vari studi di confronto tra i sistemi sanitari, quello italiano emerge come uno dei migliori per aspettativa di vita e spesa sotto controllo, risulta invece da migliorare per quanto riguarda la gestione dell’incremento della popolazione con cronicità e le ancora insufficienti politiche di prevenzione e le disomogeneità territoriali.

Il tema della sostenibilità nel tempo dei sistemi sanitari e della loro efficacia in termini di programmazione e prevenzione delle patologie è al centro dell’attenzione degli organismi internazionali, dell’Unione Europea e di tutti i Paesi: è evidente come la sanità debba andare sempre più verso modelli predittivi, verso logiche incentrate sul valore per il paziente e non sull’erogazione di prestazioni. È anche evidente come l’evoluzione dei modelli sanitari sia un tema imprescindibile, tanto che il mondo degli investitori e delle big tech stanno guardando con attenzione crescente al comparto, investendo in modo cospicuo in startup e in progetti per intervenire direttamente nei sistemi sanitari.

L’attenzione si sta concentrando verso modelli value based healthcare che, con l’obiettivo di spostare i parametri di valutazione e di programmazione da costo a valore, rimodulano i criteri da prestazione a percorso terapeutico, da costo per singola prestazione a bundle a pacchetto, da sistema ospedale-centrico a sanità territoriale con strutture per la presa in carico del paziente e centri di altissima specializzazione. Il cambiamento di paradigma impone un ruolo importante della tecnologia grazie a piattaforme che abilitino il nuovo sistema e l’integrazione delle strutture, permettendo la condivisione dei dati attraverso un approccio di valutazione delle tecnologia definito Health Technology Assessment.

Anche la Commissione Europea si è recentemente espressa al fine di abilitare la rivoluzione digitale della sanità nell’Unione per garantire la disponibilità dei dati sanitari grazie a standard e criteri di sicurezza comuni, interoperabilità e l’adozione di tecnologie innovative per l’empowerment del paziente.

L’evoluzione dei modelli sanitari e la loro capacità di gestire in modo efficace i percorsi terapeutici puntando sulla programmazione e sulla prevenzione, non può quindi prescindere da un ruolo strategico del digitale e della tecnologia che diventa fattore abilitante per i nuovi processi di gestione dei pazienti. Diventa quindi importante anche per il nostro paese abilitare un processo virtuoso di adozione del digitale a livello di sistema in modo da sfruttare i benefici che da esso discendono.

La situazione attuale invece non è confortante. In Italia i percorsi verso Chronic Care Model che adottano una visione value based e le evoluzioni dei sistemi sanitari volti a raggiungere maggiore efficienza e a riorganizzare la sanità sul territorio, lasciando agli ospedali il ruolo di cura degli eventi acuti ad alta specializzazione, si stanno concretizzando in modelli regionali fortemente eterogenei. Inoltre, numerose sono le regioni ancora indietro nel percorso di cambiamento.

Aumenta quindi il divario tra chi con modelli sanitari propri sta procedendo nella ricerca di una maggiore sostenibilità del sistema e chi invece è ancora alla finestra.

In questo contesto di forte eterogeneità, il ruolo della sanità digitale in Italia rimane su valori insufficienti per sostenere una innovazione di sistema: pari al 2,4% del mercato digitale complessivo italiano, vale 1,6 miliardi nel 2017 con tassi di crescita annui attorno al 2%, che equivale a 27,3 euro per abitante su 1.136 pro capite destinati al digitale.

Ma è in particolare la qualità e le caratteristiche di questo valore che fanno riflettere: si tratta di una spesa frammentata in numerosi centri di costo, presenti in 21 sistemi regionali e provinciali, dove la quota parte destinata alla gestione dell’esistente drena tra il 75 e l’80% del budget, dove spesso la spesa ICT non raggiunge l’1,5% del fatturato/entrate aziendali, dove i meccanismi di acquisto dell’innovazione rimangono nella pratica i medesimi dei prodotti tradizionali e, soprattutto, dove le componenti più innovative incluse nella voce di mercato denominata smart health pesano ancora solo per il 13% del mercato digitale della sanità, risultando insufficiente per fungere da volano alla crescita.

Queste osservazioni trovano conferma all’interno della survey dell’eHealthLab, realizzata durante l’estate con l’obiettivo principale di comprendere i processi di trasformazione in atto, che tratteggia le caratteristiche dei fenomeni in corso. Ecco le più importanti:

  • l’evoluzione in corso dei sistemi regionali si conferma a macchia di leopardo, essa sta ora coinvolgendo in modo più intenso le strutture sanitarie del territorio, spesso anche con indirizzi strategici e operativi non troppo chiari tra i diversi attori interessati (AGID, Ente regione, azienda strumentale/in house);
  • i principali processi attuati, in atto o previsti a livello regionale sono la riforma complessiva della sanità e l’attuazione del piano della cronicità per l’81% delle strutture interessate, e la razionalizzazione dei presidi ospedalieri sul territorio per il 73%;
  • i principali obiettivi delle strutture sanitarie sono per l’81% dei rispondenti l’evoluzione come gestore dei PDTA per i pazienti cronici, la revisione dei processi sanitari per il 78% e di quelli amministrativi per il 76%;
  • ruolo importantissimo per supportare le evoluzioni in atto è quello delle competenze digitali che per il 46% del campione sarà elevato. L’attenzione in generale alle competenze si focalizza su quelle manageriali di reingegnerizzazione dei processi (76%), di gestione del change management (68%), di Digital Transformation e Innovation (68%);
  • i sistemi informativi stanno evolvendo in modo intenso rispetto ai cambiamenti regionali e aziendali per il 52% degli intervistati; il ruolo in organigramma è per la maggior parte del campione a diretto riporto del direttore generale, tuttavia non esiste nel 63% dei casi un comitato strategico per i sistemi informativi, sintomo del fatto che non vi sia ancora il giusto commitment in ambito di Digital Transformation;
  • il livello di collaborazione e interazione tra i sistemi informativi e le altre aree aziendali è generalmente buono, da migliorare verso l’area socio sanitaria, ricerca e ingegneria clinica. In generale comunque è la qualità della relazione con tutte le aree aziendali che deve migliorare, se i sistemi informativi si vogliono proporre come punto di riferimento per la Digital Trasformation aziendale, come in effetti emerge dall’indagine. Rimane comunque forte il ruolo di motore del funzionamento dell’azienda sanitaria;
  • se si guarda alle prospettive, il ruolo che i sistemi informativi potrebbero assumere in futuro è quello di competence center sulla governance dei sistemi, sui processi e sulle evoluzioni digitali dell’azienda. Su questo ultimo aspetto tuttavia, è ancora molta la strada da percorrere: la progettualità indicata dalle strutture intervistate sui temi digital emergenti e di frontiera è oggi drammaticamente bassa e raggiunge un livello soddisfacente solo sul tema big data e cybersecurity. Anche l’adozione delle piattaforme e dei canali digitali per l’interazione con i cittadini evidenzia dati estremamente bassi, con il 52% delle realtà che non utilizza app, il 54% non ha ancora adottato – e non intende farlo – piattaforme on line e il 60% non prevede progetti sui social.Le conclusioni dell’analisi realizzata evidenziano alcuni punti di attenzione che richiedono una riflessione a tutti i livelli del sistema sanitario italiano e vertono su 4 assi:
  1. Governance: occorre fornire una indicazione, linee guida di sistema, ad esempio occorre analizzare i modelli regionali attuati o in attuazione, estrarre indicazioni complessive e success case e metterli a fattore comunque per le regioni che ancora devono realizzare le riforme. Occorre anche ragionare su un framework dei dati comuni che sia anche coerente con le linee guida della Commissione europea. La governance deve anche prevedere coerenza tra le linee programmatiche dei diversi livelli del sistema, al fine di non disperdere le risorse in progetti e azioni non necessarie
  2. Organizzazione: occorre superare i silos esistenti, ad ogni livello, per raggiungere la massima integrazione possibile all’interno delle aziende e lungo la filiera territoriale e per fare circolare i dati senza alcuna barriera, seppure nel rispetto delle normative vigenti
  3. Digital strategy: deve essere coerente con i modelli sanitari a tutti i livelli e deve abilitare il passaggio verso la value based heathcare, per fare questo deve cambiare l’approccio all’innovazione, al digitale che deve essere visto come un’opportunità ma anche come l’unica scelta possibile per recuperare un gap ormai profondo. Devono crescere quindi il commitment e le competenze del management, in modo da avere dei veri e-Leader in grado di condurre i programmi di trasformazione digitale. In questo contesto occorre davvero iniziare a liberare risorse per la Digital Transformation adottando modelli di centralizzazione delle infrastrutture (anche tramite il cloud computing) e investendo maggiormente nella reingegnerizzazione dei processi e nella innovazione di sistema, garantendo il giusto equilibrio con la necessità di presidio del territorio che in sanità è un fattore chiave di successo.
  4. Competenze: la sanità del futuro non aspetta, e nuove figure professionali come case e care manager e data scientist già oggi sono richiesti ma carenti sul mercato. Occorrerà prevedere anche un elevato bisogno di reskill di figure professionali nella logica della multidisciplinarietà.

Infine, due suggerimenti che sono in sostanza due proposte.

  1. La prima attiene all’importanza di generare un vivo confronto tra attori del sistema che difficilmente si parlano. Al contrario, riteniamo che un tavolo a cui possano sedersi il livello politico e decisionale dell’ente centrale e regionale, le aziende sanitarie, l’ecosistema dell’offerta di tecnologia, vada nell’ottica di ragionare su linee, framework, modelli comuni, grazie alla condivisione di esperienze, casi di successo e sperimentazioni. Un tavolo che possa arricchire tutti e che possa servire per liberare energie e risorse da indirizzare davvero verso l’innovazione di sistema, quella che si autoalimenta, sia lato domanda che offerta.
  2. La seconda proposta, strettamente correlata alla prima, è la volontà di lavorare attorno ad una serie di indicatori chiave del value based journey che attende tutte le regioni, per misurarsi e confrontarsi sul percorso che resta da compiere, sui modelli differenti e sulla possibilità di generare utili sinergie.
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