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Dipendenti-robot in Svezia, il badge sostituito dal chip sottopelle. E in Italia?

Massimo Compagnino by

Il badge sostituito dal chip sottopelle? Per adesso solo centocinquanta dei duemila lavoratori di un’azienda tecnologica svedese hanno accettato di farsi impiantare un chip sottopelle che permette di timbrare il cartellino, aprire porte, azionare stampanti e pc, pagare il pranzo ed interagire con gli strumenti dell’azienda. Il tutto con un intervento indolore tramite un microago che inietta in pochi secondi, tra il pollice e l’indice, un microchip non più grande di un chicco di riso (fonte repubblica.it).

Una soluzione sicuramente pratica e innovativa ma che pone non pochi dubbi sul tema della privacy e del controllo a distanza dei lavoratori.

Ma in Italia si può fare?

Sul tema il Garante italiano ha già avuto modo di esprimersi in passato quando sulla possibilità di utilizzo in ambito commerciale dei chip a radiofrequenza (detti anche sistemi RFID, Radio Frequency Identification) ha ritenuto che il loro utilizzo porterebbe a raccogliere innumerevoli dati sulle abitudini dei consumatori a fini di profilazione o addirittura tracciare i percorsi effettuati dagli stessi, controllarne la posizione geografica o verificare quali prodotti usino, indossino o trasportino, rappresentando così una grave lesione della dignità della persona (“Etichette intelligenti” – RFID): il Garante individua le garanzie per il loro uso – provvedimento del Garante 9 marzo 2005).

Trattandosi poi di strumenti in dotazione ai lavoratori, l’impianto del microchip potrebbe porsi in contrasto con la nota normativa in tema di divieto di controlli a distanza dell’attività lavorativa.

Quanto alla possibilità di localizzazione a mezzo del chip è importante segnalare che in tema di sistemi GPS installati sulle autovetture aziendali, la giurisprudenza italiana ha ritenuto legittimi i licenziamenti irrogati con l’utilizzazione dei dati ricavati dal sistema di geolocalizzazione (Cass. Sez. Lav. n. 20440/2015).

Ma qui stiamo parlando di sistemi di controllo che seguono le persone e non le autovetture in uso ai dipendenti. La possibilità ed il rischio di un controllo a distanza h24 è evidente.

L’impatto di un sistema così invasivo farebbe verosimilmente i conti con l’indirizzo del Garante della Privacy che ha recentemente stoppato un’interpretazione liberista delle modifiche introdotte allo Statuto dei Lavoratori.

Secondo il Garante, dette novelle non permettono attività idonee a realizzare un controllo massivo, prolungato e indiscriminato del lavoratore (approfondimento).

Credo sia ancora lontana la possibilità di vedere timbrare i lavoratori italiani con il palmo della mano.

Per maggiori dettagli contattare l’Avv. Massimo Compagnino

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