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Medical Device, gli italiani e i dati personali

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Medical Device, gli italiani e i dati personali

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Gli italiani e i medical device: ben disposti alla prevenzione, meno a condividere i dati secondo la ricerca “Tech4Life: la salute tra informazione e tecnologia”, condotta da Community media reasearch, per comprendere come gli italiani percepiscono e utilizzano la tecnologia nella medicina delle 4P: predittiva, preventiva, partecipativa e personalizzata.

Prima di tutto va detto che internet spinge quote crescenti di popolazione a rivolgersi alla rete per verificare il significato di sintomi o malattie, prim’ancora che al proprio medico. Così, attraverso blog e siti (più o meno) specializzati le persone trovano (o ritengono di trovare) più agilmente risposte a quesiti o a confrontare terapie, fino ad arrivare all’autocura, oltre che ordinare medicinali. Che si tratti di una prassi diffusa è testimoniato dalle risposte offerte ai quesiti posti alla popolazione intervistata. Mediamente, una quota fra il 15 e il 17% fruisce della rete in modo assiduo per fare un’autodiagnosi, approfondire nozioni su cure e terapie, piuttosto che conoscere le tecnologie e i dispositivi.

Medicina preventiva

Sul fronte della prevenzione, il 91,1% degli intervistati è favorevole agli screening e li valuta in modo positivo siano essi obbligatori o scelti liberamente dal cittadino. In generale, l’attenzione alla cura e alla prevenzione sembra un patrimonio diffuso in gran parte della popolazione (62,6%) alimentando così un gruppo di “attivi” che hanno effettuato, di propria spontanea volontà, almeno due degli accertamenti proposti. In quest’insieme ritroviamo più spesso, come può essere facile intuire visti i diversi controlli obbligatori cui si sottopongono, la componente femminile (65,9%), le fasce di età centrali (66,4%, 35-54 anni), gli abitanti del Centro (67,2%) e quanti accedono a internet per conoscere aspetti legati alla salute (68,6%). Si potrebbe così affermare che una conoscenza maggiormente diffusa e la possibilità di approfondire le informazioni sul web, spingano la popolazione a verificare autonomamente le proprie condizioni di salute, aumentando una domanda di diagnostica.

Medicina predditiva

Vogliamo conoscere il futuro della nostra salute? In generale, circa un decimo degli italiani (fra il 7 e l’11%) si è già sottoposto a una prova per qualche patologia o una malattia grave. Poco più di un terzo (36%) le vorrebbe sostenere, ma ancora non le ha fatte. Per contro, poco meno della metà (fra il 43 e il 46%) si dichiara contrario e un decimo (fra l’8 e il 10%) non sa esprimersi. I “disponibili” (48,5%) verso la medicina predittiva rientrano nelle generazioni più giovani (55,0%, 18-34enni), chi accede a internet per consultare le questioni legate alla salute (55,9%) e quanti si dimostrano attivi nel realizzare autonomamente test ed esami clinici (53,3%).

Medicina partecipativa

Per quanto riguarda la salute digitale, il dispositivo più utilizzato è lo smartphone (14,3%), ma solo il 7,6% della popolazione utilizza un’app per monitorare la salute o curarsi . Ma la vera domanda è in che misura la popolazione è disponibile a condividere i propri dati personali, in particolare con le imprese che progettano e realizzano i device medicali. La maggioranza degli interpellati è indisponibile (59,4%) alla condivisione e il 40,6% che accetta di buon grado di condividere le informazioni lo fa per utilità alla ricerca (31,4%), ma anche per un risparmio sulla spesa (5,7%) o la personalizzazione di un dispositivo (3,5%).

Medicina personalizzata

C’è una solida consapevolezza della capacità dei dispositivi medici di migliorare la qualità della vita quotidiana delle persone, visto che praticamente è il 70% degli intervistati a riconoscerlo. La consapevolezza di poter declinare tailor made i dispositivi medicali è però relativamente diffusa (59,8%), perché da un lato rimane una quota significativa della popolazione che ne ignora l’opportunità (40,2%), dall’altro perché esiste un gap rilevante rispetto alla notorietà media dell’esistenza delle diverse apparecchiature. Soprattutto, c’è uno spazio di informazione da colmare nei confronti delle giovani generazioni e verso chi ha minori possibilità economiche.

 

Fonte Sole 24 Ore

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